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GF VIP. Francesco Monte: «Ferzan Ozpetek mi ha detto ‘studia e vai avanti’»

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Francesco Monte, protagonista del Gf Vip racconta ai suoi compagni di avventura i suoi sogni di bambino, quando ai genitori raccontava quello che avrebbe voluto fare da grande.

I sogni sono stati tanti e sono cambiati con il passare del tempo anche se uno dei suoi primissimi desideri è ancora vivo, più forte che mai.

«Mi ricordo quando dicevo a mio padre che avrei voluto fare l’economista poi sono passato a sognare di essere un cantante. E’ sempre stata una cosa inconscia, ma mi dicevo… “ma dai che devo fare sta roba”. Sono sempre stato uno che guardava alle cose concrete. Se da piccolo avessi visto i talent di oggi forse avrei studiato musica fin da bambino».

Ora uno dei sogni più grandi del concorrente del Gf Vip (già ex tronista ed ex isolano) che custodisce nel cuore è quello di fare l’attore. Non si sente ancora pronto e maturo ma ammette di essere stato spronato anche da un grande regista e questo, ancora oggi, gli dà la forza di continuare ad impegnarsi per raggiungere il suo obiettivo.

«Io  volevo fare l’attore anche da piccolo, era una fantasia. Penso che se mi ci impegno potrei riuscirci. Se oggi continuo a studiare forse ce la farò. Sentirmi dire da Ferzan Ozpetek: “sei acerbo ma non demordere” per me è stata una gran bella cosa».

Ad ascoltare con interesse il racconto dell’ex tronista anche Eleonora Giorgi.

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Al Cinema dal 4 ottobre “Il bene mio” la metafora del dramma del post terremoto

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Sergio Rubini è Elia ultimo abitante di Provvidenza. Seconda fatica di Pippo Mezzapesa

“Il bene mio” di Pippo Mezzapesa mette sul grande schermo (dal 4 ottobre) tutto il dramma del post terremoto.

La desolazione, il deserto, le macerie di un paese terremotato anche nella sua memoria.  La tragedia non finisce con le scosse ma prosegue per anni ed incide su un popolo e sulle persone, cambiandole.

Dopo il sisma il paese Provvidenza non c’è più, tra ruderi abbandonati e macerie è rimasto solo Elia, un bravissimo Sergio Rubini, che resiste contro un nemico invisibile.
Per Elia, invece, il suo paese vive ancora e, grazie all’aiuto del suo vecchio amico Gesualdo, cerca di tenerne vivo il ricordo.

Quando il Sindaco gli intima di abbandonare Provvidenza, Elia sembrerebbe quasi convincersi a lasciare tutto, se non cominciasse, d’un tratto, ad avvertire una strana presenza.

In realtà, a nascondersi tra le macerie della scuola, dove durante il terremoto perse la vita sua moglie, è Noor.

Lei è una giovane donna in fuga e sarà questo incontro, insieme al desiderio di continuare a custodire la memoria di Provvidenza, a mettere Elia di fronte a un’inesorabile scelta.

UMANA PROVVIDENZA

Elia-Rubini sembra quasi l’ultimo dei Mohicani che combatte contro la forza degli eventi.
La ricostruzione? C’è stata, più in là, a valle, c’è “Nuova Provvidenza”, magari più bella ma così diversa dal paese distrutto.

Provvidenza. Si chiamava così anche la barca del Padron N’Toni de “I Malavoglia” dal quale gli autori si sono ispirati.
«Provvidenza mi ha ha conquistato, perché ho pensato a un ordine superiore travolto da una forza che viene dal basso, dalla terra», ha spiegato il regista. «Era un contrasto forte, intrigante. Il naufragio della barca dei Malavoglia e lo sgretolarsi di questo paese devastato dal terremoto offrivano un paragone interessante. Nel libro, però, la Provvidenza era al centro di una visione pessimistica, qui la Provvidenza che si distrugge è ‘provvidenziale’, perché porta a una riunione della comunità».

Per Pippo Mezzapesa “Il bene mio” è il secondo cortometraggio, regista pugliese capace di leggere nelle pieghe della solitudine dei suoi personaggi resilienti e diversamente eroici.

La prima pellicola è stato un documentario creativo sul becchino “per vocazione” Pinuccio Lovero.
Con quest’ultimo film la morte assume sfumature diverse, quasi allegoriche o metaforiche, è un lutto astratto, che mischia desiderio, allucinazione, realtà in un panorama western post moderno.

Accanto a Sergio Rubini, troviamo, tra gli attori, Sonya Mellah, Teresa Saponangelo, Dino Abbrescia, Francesco De Vito, Michele Sinisi. Il film è stato girato tra la Puglia e la Campania, la fotografia è curata da Giorgio Giannoccaro, il montaggio da Andrea Facchini, la scenografia da Michele Modafferi e i costumi da Sara Fanelli.

Un film con una pregevole fotografia, coinvolgente e desolante che fa riflettere sul dramma dopo il dramma del terremoto e la vita che cambia anche per effetto delle scelte dell’uomo dopo quelle della natura.

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Rai Movie. Papa Francesco e la rabbia per la pedofilia raccontata da Wim Wenders

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«Quando ho parlato con Papa Francesco degli scandali legati alla pedofilia nella curia, ho avvertito la sua rabbia e la sua frustrazione».

Wim Wenders, maestro del cinema mondiale, autore del documentario “Papa Francesco – Un uomo di parola” è protagonista del faccia a faccia con Federico Pontiggia. La puntata di Movie Mag in onda il 3 ottobre alle 22.50 su Rai Movie.

Il regista ha spiegato che il Pontefice si è reso conto della difficoltà di condurre l’intero corpo della Chiesa verso la politica della ‘tolleranza zero’.

L’atteso Venom, cinefumetto Marvel dedicato alla nemesi di Spider-Man creata da David Micheline e Todd MacFarlane, sbarca sul grande schermo. Per l’occasione, Movie Mag intervista il regista Ruben Fleischer e il cast del film. Ci sarà anche  Tom Hardy, protagonista nei panni di Venom/Eddie Brock.

Il consueto Cineoroscopo, firmato da Simon & The Stars, in onore di Wim Wenders – appartenente al segno del Leone – questa settimana rivela tutto quello che c’è da sapere sul quadro astrale dei segni di Fuoco.

A seguire, Movie Mag propone un’incursione sul set di Dogsitter, commedia di Fulvio Risuleo con Edoardo Pesce e Silvia D’Amico. Il film racconta la storia di Rana e Marti, che al loro primo giorno di lavoro si vedono derubati del preziosissimo bulldog affidato loro da una ricca signora.

Il Notiziario del Cinema intervista Gianluca Arnone per raccontare i 90 anni della rivista del Cinematografo, celebrati da un evento speciale a Castiglione del Lago.

Chiude la puntata la nuova rubrica “See you next wednesday”, a cura del critico e giornalista Alberto Farina, che questa settimana propone una divertente carrellata sui supereroi più bislacchi della storia del cinema.

Il magazine di Rai Movie, in onda domani su Rai Movie e in replica, sempre di mercoledì, nella notte di Rai1.

 

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Movie Mag, la prima puntata con Spike Lee

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Mercoledì 26 settembre, alle 23.20, su Rai Movie, e, in replica, nella notte di Rai1, torna “Movie Mag”, il magazine di attualità cinematografica firmato Rai Movie.

La prima puntata della nuova stagione si aprirà nel segno di Spike Lee, il regista di culto di Hollywood, nelle sale con l’acclamato BlacKkKlansman, intervistato da Federico Pontiggia: «Donald Trump, ormai, per me è l’‘Agente Orange’. Quando all’estero mi chiedono della situazione attuale in America, rispondo con il titolo di un film di Peter Weir: Un anno vissuto pericolosamente».

Come di consueto, Movie Mag offrirà molti spunti a tutti gli appassionati di cinema, a partire dagli approfondimenti sui principali film in uscita. Nella prima puntata L’uomo che uccise Don Chisciotte, l’atteso film di Terry Gilliam interpretato da Adam Driver e Jonathan Pryce, la cui lavorazione è durata oltre 20 anni a causa di incredibili traversie produttive: Movie Mag ha intervistato il regista britannico per sapere di più sul film, già apprezzato dalla critica all’ultimo Festival di Cannes.

Non mancheranno, anche quest’anno, servizi dai set dei film in lavorazione, come Non ci resta che il crimine, commedia di Massimiliano Bruno con Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi, a cui Movie Mag dedicherà uno spazio nel corso della puntata.

Qual è, infine, il legame tra il cinema e le stelle? Movie Mag cercherà la risposta alla domanda con una delle rubriche più apprezzate della scorsa stagione: “Le stelle del cinema”, firmato da Simon & The Stars.

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LA RECENSIONE. «Sulla mia pelle»: racconto essenziale senza retorica

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La storia di Stefano Cucchi crediamo di conoscerla tutti, bene o male.

Dopo aver visto «Sulla mia pelle» di Alessio Cremonini la conosceremo di sicuro meglio.

Quello interpretato da Alessio Borghi è un film atipico che rompe molti canoni della cinematografia  (sceneggiatura Cremonini e Lisa Nur Sultan che hanno letto 10 mila pagine di carte processuali).

Non c’è un grande sforzo nel creare una sceneggiatura accattivante o artifizi per tradurre la storia sul grande schermo.

La pellicola assomiglia più ad un documentario in presa diretta ed in soggettiva ed, alla fine, raggiunge pienamente lo scopo di chi ha fatto lo sforzo di realizzarlo: accompagnare lo spettatore per mano insieme a Stefano e farlo piombare nel suo degradante calvario nell’inferno che ha preceduto la sua morte.

Non ci sono sbavature nel racconto essenziale dei fatti, non ci sono eccessi drammaturgici nè scivoloni retorici. C’è sempre e solo quello che ci deve essere senza mai calcare i toni.

Campi lunghi e primi piani lunghi, silenzi e inquadrature ferme sul vuoto di una cella che rappresenta uno Stato mal rimpiazzato da delegati che si limitano a fare, chi più chi meno, quello che devono, senza slanci umanitari o di coscienza.

 La storia racconta nei dettagli la trafila, in questo caso drammatica, che si segue quando le forze dell’ordine ti fermano e ti contestano reati in flagranza.

Stefano era uno spacciatore.

Se hai, però, la sfortuna di imbatterti in carabinieri “cattivi” può accadere che non ne esci vivo.

E’ la storia del black out di diritti e civiltà, della burocrazia che soffoca il buonsenso e della giustizia che si trasforma in ingiustizia, delle forze dell’ordine che generano il caos in una famiglia che viene distrutta piano piano.

Nella storia di Stefano Cucchi intervengono molti fattori che sembrano convergere tutti con l’esito finale ed inatteso: c’è la cultura della strada e dello spaccio che ti fa riconoscere il potere superiore, in questo caso i carabinieri.

Paradigmatica la frase del papà di Cucchi (interpretato da Max Tortora): «la parola tua contro quello di un pubblico ufficiale non è una passeggiata».

Già, perchè Stefano per primo non ha mai avuto il coraggio di denunciare formalmente l’aggressione subita la prima notte di arresto (peraltro mai mostrata nel film e mai riconosciuta ancora da nessun tribunale).

Ad un certo punto sembra trovare il coraggio ma non gli viene concessa l’opportunità. Emergono forti le contraddizioni di uno stato di diritto che affoga nella burocrazia spicciola e perde di vista la persona ed i suoi diritti fondamentali.

Turba lo strazio della famiglia (Jasmine Trinca nel ruolo di Ilaria Cucchi)  che in una settimana non riesce a vederlo da vivo e nemmeno da morto.

Gli autori hanno dichiarato di essersi basati su migliaia di atti processuali con l’intento di riportare la storia nella maniera più asciutta e fedele possibile.

Di sicuro non è un film che si può vedere a cuor leggero nè per passare il tempo.

Ma è un film che tutti dovrebbero vedere per sapere che anche questo succede nel Paese in cui viviamo.

E’ non è esattamente una rarità.

Un 7 ci sta tutto.

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Film su Cucchi, Borghi: «solo io potevo interpretare Stefano»

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«All’inizio ero molto spaventato, non sapevo se questo film sarebbe stato strumentalizzato. Ma subito dopo aver letto la sceneggiatura ho capito che non avrei mai potuto sopportare l’idea di vedere questo film fatto da qualcun altro».

Così Alessandro Borghi, protagonista di ‘Sulla tua pelle’ film sulla storia di Stefano Cucchi racconta i tre mesi di lavoro.

Mesi estenuanti e duri. Ma il risultato è stato, secondo lui, più che soddisfacente.

«Ho capito che la squadra c’era, era forte, era decisa, era di cuore. Mi sembrava ci fossero tutti i presupposti giusti per fare qualcosa di molto bello».

Borghi ha raccontato che il regista Cremonini, insieme alla sceneggiatrice, hanno letto quasi  10.000 pagine di verbali.

Due cose, invece, lo hanno aiutato particolarmente: un libro di Carlo Bonini e un libro che aveva scritto Ilaria molto tempo fa proprio sul fratello.

Per prendere ispirazione sui modi di parlare e muoversi di Stefano, invece, all’attore sono stati molto utili le immagine inserite un documentario dove c’erano le ‘pillole’ di Stefano: «scene quotidiane, come il suo  compleanno… E’ lì che sono riuscito a rubare un po’ gli elementi per cercare di costruire gestualità e movimenti».

IL PROCESSO DI DIMAGRIMENTO

Per affrontare il personaggio Borghi ha dovuto perdere molti chili: quello è un processo che ti costringe davvero ad avere a che fare con te stesso. Poi ad un certo punto ho detto ‘Ok, adesso ho perso peso posso iniziare a giocare con questo mestiere che mi piace e cercare di restituire qualcosa».

Alessandro Borghi racconta Sulla mia pelle

Come è stato interpretare Stefano Cucchi? Alessandro Borghi ci ha raccontato l’esperienza professionale e umana vissuta sul set di Sulla Mia Pelle.

Pubblicato da Netflix su Giovedì 13 settembre 2018

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